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Occorre una nuova classe dirigente

pubblicato 29 lug 2014, 07:36 da Admin Gp2 Sport   [ aggiornato in data 29 lug 2014, 07:49 ]

INTERVISTA A EDIO COSTANTINI SULLE DICHIARAZIONI RAZZISTE DEL CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC, TAVECCHIO


“OCCORRE UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE”


1- La dichiarazione del candidato alla presidenza della Figc Carlo Tavecchio getta un’ombra di razzismo sul mondo del calcio e ha suscitato indignazione sia nel mondo dello sport che in quello delle istituzioni. Come commenta la vicenda?


Credo che la misura sia ormai colma. Purtroppo, la dichiarazione “arrogante” e sconclusionata di Tavecchio denota una sorta di “sfinimento” culturale e progettuale di un “sistema” calcio antiquato, autoreferenziale, arroccato su se stesso e incapace di modernizzarsi. La sua"malattia” mortale è quella di essere dio a se stesso senza avere quella minima intelligenza e capacità di aprirsi al confronto e al dialogo con tutto il mondo che gli gira attorno.

Questo calcio si dibatte, con tutta la disperazione di cui è capace, alla ricerca e alla scoperta di una via di uscita fino al punto di diventare una “ prigione “ in cui sono rinchiusi i suoi principali attori: dirigenti e giocatori. E’ l'auto distruzione impotente dell'uomo che non vuole più riconoscere il primato della dignità dell’uomo stesso.

Il livello il declino del “sistema calcio “ è il declino di una civiltà, ossia è il declino culturale e valoriale di una cultura sportiva che l’ha originato e sviluppato, fondata sul primato della persona umana. Fino a che una nuova classe dirigente, alternativa, sostenuta da nuovi valori e nuovi ideali,  non soppianterà la vecchia classe, completamente obsoleta, nessun mutamento sarà possibile, nessuna rivoluzione si potrebbe realizzare.

Esistono in natura dei microorganismi di origine vegetale, detti saprofiti, che si attaccano ad organismi sia vegetali che animali in decomposizione e si nutrono di essi. È l’unico modo che hanno per sopravvivere. Lo stesso può dirsi di molti dirigenti che fanno parte di vecchie strutture in decomposizione della società italiana, compreso il sistema sportivo italiano: si riducono ad essere dei saprofiti. E' fuor di dubbio che il saprofitismo si difende e, carente com’è per antonomasia d’ogni valore etico e morale, questi uomini sosterranno il “sistema” fino all’esasperazione permettendogli di continuare ad esistere. Non appena vede sorgere qualcosa di nuovo, vi si accanisce contro con ogni mezzo: o lo integra affinchè essa pure si decomponga o tenta di distruggerla. Così è successo anche alla Federazione calcio. Sempre in balìa dal potente di turno, non è mai stata in grado di esprimere un punto di vista autonomo sul futuro del movimento calcistico italiano, fallendo miseramente ogni volta fosse necessario proporre innovazioni improcrastinabili per il bene del sistema stesso.


2 - Qualche squadra ha ritirato il loro sostegno a Tavecchio alla guida della Federcalcio. Lo faranno anche altre squadre?


Ha fatto bene chi ha deciso di ritirare il sostegno a Tavecchio. Spero che molti altri facciano altrettanto. Di fronte al silenzio dei grandi Club e di grandissima parte dei vertici del sistema sportivo italiano, si è fatta sentire la Fifa che chiede alla Figc di indagare sui “presunti commenti razzisti da parte di uno dei candidati alla presidenza”. E’ una questione culturale e di civiltà. Se la sua candidatura non la fermerà la “casta”, sia quella sportiva che quella politica, credo che la potrà fermare il mondo dello sport dilettantistico e dell’associazionismo di base. Quali valori educativi potrà più veicolare il mondo del calcio se il suo massimo dirigente è pronto (forse è stata una gaffe, come dice la casta) a calpestare la dignità umana degli atleti? Quale modello di dirigente potrà essere nella lotta al razzismo? Il problema diventa così di valori, fondamentalmente è una questione culturale.


3 - Quali caratteristiche deve avere chi rappresenta la Figc e quali valori deve essere in grado di veicolare?


Occorre ripartire dalla formazione una nuova classe dirigente, capace di creare un nuovo modello di cultura sportiva e una nuova civiltà.

Occorre perciò una svolta culturale. L’unica via d’uscita, l’unica flebile luce che traspare sul fondo è ancora l’umanesimo. Per il calcio italiano, l’irruzione di nuovo umanesimo si presenta come una strada obbligata. Affermare la necessità di un nuovo umanesimo nel calcio significa anche affermare la ricerca  un senso trascendente della vita che giustifichi l’esistenza umana al di là delle medaglie e dei facili guadagni. Un senso che si traduce in un modo nuovo di vedere e di vivere lo sport e la vita. Un nuovo umanesimo cristiano, che potrebbe diventare un punto di riferimento per la costruzione di un nuovo modello di cultura sportiva. Su questo versante sta lavorando con impegno l’Ufficio Nazionale per la pastorale del tempo libero e sport della Conferenza Episcopale Italiana.

Un altro calcio è possibile. Il lavoro certosino sui vivai, la programmazione, la cura delle giovani generazioni e delle società sportive rimettendo al centro la questione educativa. E poi, la fiducia nei giovani, la voglia di rischiare su progetti innovativi e l'equilibrio tra tradizione e modernità.

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Admin Gp2 Sport,
29 lug 2014, 07:36